Distanze di sicurezza e prevenzione degli infortuni
Distanze di sicurezza secondo le norme EN 349 e EN ISO 13857

La sicurezza in ambito industriale e artigianale è un requisito fondamentale sia per garantire la salute dei lavoratori, sia per evitare costi e fermi produttivi dovuti a infortuni. Fra i vari aspetti che è necessario considerare, le distanze di sicurezza rivestono un ruolo chiave per impedire il contatto accidentale con macchinari e zone potenzialmente pericolose.
Le norme EN ISO 13854 ed EN ISO 13857 forniscono parametri e raccomandazioni essenziali per il corretto dimensionamento di queste distanze, consentendo di proteggere gli operatori da rischi di schiacciamento, cesoiamento o impigliamento. In questo articolo esamineremo nel dettaglio i principali requisiti, le tabelle di riferimento e gli ambiti di applicazione di tali normative.
Perché sono importanti le distanze di sicurezza
Le distanze di sicurezza sono progettate per tenere lontano il corpo o parte di esso (dita, mani, braccia, testa, gambe, ecc.) dalle zone pericolose dei macchinari. Sono efficaci solo se:
Valutate in base al tipo di pericolo (ad esempio, parti in movimento, bordi taglienti, superfici calde).
Dimensionate correttamente secondo standard validi e riconosciuti.
Installate e mantenute in maniera adeguata, senza che vengano successivamente modificate o compromesse, ad esempio da manutenzioni errate o modifiche non autorizzate.
L’obiettivo principale è ridurre al minimo i rischi di contatto accidentale, pur lasciando lo spazio sufficiente per la normale operatività dei macchinari.
Normative di riferimento: EN ISO 13854 e EN ISO 13857
Le norme EN ISO 13854 e EN ISO 13857 stabiliscono i principi base per la progettazione in sicurezza di macchinari e impianti. In particolare:
EN ISO 13854: definisce gli spazi minimi per evitare lo schiacciamento delle diverse parti del corpo, indicando quali misure adottare nelle zone in cui due superfici mobili (oppure una superficie mobile e una fissa) rischiano di creare un punto di schiacciamento.
EN ISO 13857: fornisce le distanze di sicurezza da rispettare per impedire il raggiungimento di parti pericolose con gli arti superiori e inferiori (dita, mani, braccia, gambe, piedi).
1. Distanze di sicurezza relative all’accesso attraverso aperture
Quando si parla di aperture, si fa riferimento a fessure, fori o spazi di forme diverse (circolari, quadrate, rettangolari) che potrebbero consentire il passaggio di parti del corpo verso l’area pericolosa. Di seguito, alcuni esempi di come variano le distanze di sicurezza in base alla grandezza dell’apertura (e) e alla parte del corpo coinvolta.
Aperture fino a 120 mm
Punta del dito: se l’apertura è estremamente piccola (≤ 4 mm), la distanza di sicurezza (sr) può essere di pochi millimetri; per aperture tra 4 e 6 mm, occorre incrementare tale distanza (fino a 10 mm per le fessure, 5 mm per quadrate/circolari).
Dito fino all’articolazione fra carpo e falangi o mano: man mano che l’apertura aumenta (da 6 mm a 10 mm e oltre), si passa da distanze di sicurezza di poche decine di millimetri (es. 20, 80, 100 mm) a distanze superiori ai 120 mm.
Aperture superiori a 120 mm
Per aperture più grandi di 120 mm, le distanze di sicurezza riportate nella tabella relativa alle semplici “aperture” potrebbero non risultare più sufficienti. In questi casi, si rendono necessarie ulteriori protezioni o l’applicazione di norme specifiche (vedi capitoli successivi).
Nota: se la lunghezza di un’apertura a fessura è ≤ 65 mm, il pollice può fare da ostacolo naturale, consentendo di ridurre la distanza di sicurezza a 200 mm (anziché 850 mm).
2. Limitazione del movimento: barriere a tunnel e tramogge
Un altro approccio per garantire la sicurezza è limitare fisicamente l’accesso alla zona di pericolo, ad esempio installando un dispositivo di protezione a forma di tunnel o una tramoggia che devi il percorso della mano/braccio. In questo modo, anche se l’apertura è di dimensioni ridotte (≤ 120 mm), occorre verificare la lunghezza del “tragitto” obbligato, così da rendere più difficile arrivare alla parte pericolosa.
Esempi di distanze di sicurezza in caso di limitazione del movimento:
Braccio e mano sostenuti fino alle nocche: distanza di sicurezza ≥ 130 mm e spazio interno dietro la barriera ≥ 720 mm.
Braccio sostenuto fino al gomito: distanza di sicurezza ≥ 550 mm, con almeno 300 mm di spazio dietro.
Braccio sostenuto fino al polso: distanza ≥ 230 mm e spazio ≥ 620 mm.
Limitazione del movimento all’altezza della spalla: distanza ≥ 850 mm.
3. Distanze di sicurezza oltre barriere protettive (recinzioni)
Quando si installano recinzioni o protezioni fisse, si deve considerare sia l’altezza della zona pericolosa (indicata con a) sia l’altezza della struttura protettiva (indicata con b). In aggiunta, occorre lasciare una distanza orizzontale (indicata con c) adeguata affinché l’operatore non possa raggiungere l’area a rischio.
La tabella di riferimento
Nella norma EN ISO 13857 è presente una tabella molto articolata che mette in correlazione l’altezza della zona pericolosa (a) con quella della barriera (b), fornendo i valori minimi di c (distanza orizzontale) da rispettare. In particolare:
Protezioni inferiori a 1000 mm di altezza non sono considerate idonee a limitare il movimento in modo efficace.
Strutture inferiori a 1400 mm devono prevedere ulteriori accorgimenti (come sistemi antiscavalcamento) per essere efficaci.
Più aumenta l’altezza della recinzione, più diminuisce la distanza orizzontale necessaria.
Vengono distinti valori su sfondo arancione (rischio elevato) e valori su sfondo bianco (rischio basso).
Rischio elevato vs. rischio basso
La valutazione del rischio si effettua secondo EN ISO 12100, prendendo in esame:
Probabilità di accadimento dell’infortunio.
Gravità della possibile lesione.
Se si prevede che possano verificarsi solo piccole contusioni o escoriazioni, si parla di rischio basso e quindi si utilizzano distanze inferiori. Per lesioni più serie o permanenti, occorre adottare i valori più alti, indicati come rischio elevato.
4. Accesso sotto e lateralmente alle protezioni
Un punto critico di molte barriere è lo spazio che rimane nella parte inferiore, oppure fra due protezioni affiancate. In linea generale, per evitare che qualcuno possa passare o infilarsi nella zona pericolosa, la distanza libera non deve superare i 180 mm (indicata talvolta come L o H nella documentazione tecnica).
5. Pericoli in altezza
Quando la zona di pericolo è posta in alto (ad esempio, macchine con componenti esposti a livelli superiori ai 2 metri), si devono considerare le distanze verticali. Le norme indicano:
Rischio elevato: altezza minima di 2700 mm.
Rischio basso: altezza minima di 2500 mm.
Se non si possono rispettare queste quote, occorre adottare dispositivi di protezione specifici, come coperture o barriere che impediscano di raggiungere la parte pericolosa dall’alto.
6. Spazi minimi per evitare lo schiacciamento
La EN ISO 13854 approfondisce i concetti di schiacciamento tra:
Due parti mobili
Una parte mobile e una fissa
Per prevenire che determinate parti del corpo rimangano intrappolate (dita, mani, braccia, piedi, ecc.), sono stati stabiliti i seguenti spazi minimi:
Corpo intero: 500 mm
Testa: 300 mm
Gamba: 180 mm
Piede: 120 mm
Braccio: 120 mm
Mano, polso, pugno: 100 mm
Dito della mano: 25 mm
Queste misure non escludono però altri rischi (urto, impigliamento o trascinamento), i quali possono richiedere protezioni ulteriori.
La prevenzione degli infortuni passa attraverso una corretta applicazione delle distanze di sicurezza, come indicato dalle norme EN ISO 13854 e EN ISO 13857. È necessario:
Valutare il rischio (basso o elevato) e definire i corretti parametri di protezione.
Limitare l’accesso a zone pericolose con barriere, recinzioni o dispositivi di protezione a tunnel/tramoggia.
Adottare spazi minimi sufficienti a impedire lo schiacciamento e altre tipologie di contatto accidentale.
Verificare periodicamente la conformità di macchinari e protezioni, per evitare che modifiche o usura possano vanificare i parametri di sicurezza iniziali.
Pubblichiamo due approfondimenti sul tema:
Valutazione Distanze di Sicurezza
APPROFONDIMENTI IMPRESA SICURA SETTORE METALMECCANICO

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